Operetta: La Principessa della Czarda in scena al Politeama Rossetti di Trieste

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Da venerdì 6 luglio a domenica 9 luglio 2018 al Rossetti di Trieste – 

Sono ricchi e spumeggianti – come si conviene alle migliori produzioni di operetta – gli allestimenti del Teatro dell’Operetta di Budapest, che dopo i successi ottenuti al Politeama Rossetti due anni fa con un Galà e nel 2017 con “La vedova allegra” ritorna da venerdì 6 a domenica 9 luglio con “La principessa della Czarda” di Imre Kálmán.

Lo spettacolo è ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in esclusiva nazionale e riporta in scena a Trieste uno dei grandi capolavori dell’età d’argento dell’operetta viennese.

Secondo gli esperti di piccola lirica non passa nemmeno un minuto in cui nel mondo (in un teatro, a un concerto, alla televisione o alla radio) non risuoni una delle splendide melodie di Imre Kálmán, autore ispiratissimo e creatore (assieme a Franz Léhar) dei maggiori successi di questo genere: “La principessa della Czarda” gli valse il massimo della popolarità e del successo come compositore.

L’operetta debuttò a Vienna, allo Johann Strauss Theater, nel 1915 ed ebbe un tale esito che replicò per ben 533 serate: successivamente conquistò tutta l’Europa. Nonostante lo scoppio della prima guerra mondiale, venne immediatamente data in Svezia, Finlandia, Polonia, Russia, Italia e a Budapest, nel novembre del 1916. Un anno dopo fu applaudita a New York, a Broadway, dove P. G. Wodehouse, autore del libretto inglese, decretò che la partitura de “La principessa della Czarda” non fosse solo la migliore del compositore ungherese, ma anche una fra le musiche più belle di tutti i tempi.

In effetti l’operetta è vivacissima e ricca di melodie diverse, piena di ritmi e abbandoni, scritta con estrema raffinatezza tecnica e attraverso notevoli intuizioni del compositore: fra tutte quella di fondere stilemi del folklore ungherese al valzer, ma sempre con eleganza. Imre Kálmán teneva infatti ben presenti le lezioni e le influenze di Ciaikovskij, di Puccini e la sua musica anche per questo, nonostante la partitura abbia “compiuto” il secolo nel 2015, risulta fresca, interessante e coinvolgente.

Ad eseguire magistralmente la partitura sarà l’orchestra del Teatro dell’Operetta di Budapest, mentre sul palcoscenico applaudiremo i ballerini, il coro e un ottimo assieme di solisti impegnati nei ruoli principali dello spettacolo: a iniziare dalla bravissima Mónika Fischl, vera star del teatro magiaro, che unisce alle doti interpretative, potenza vocale e una notevole raffinatezza nel canto.

Va sottolineato che è tale l’attenzione che il Teatro dell’Operetta di Budapest ha per la platea italiana, che “La principessa della Czarda” viene recitato completamente in italiano dagli attori, che da settimane si impegnano a Budapest nelle prove per la non facile impresa di imparare la parte in una lingua che non è la loro.

Una nota merita di certo anche l’accuratissimo allestimento molto ricco di costumi e idee scenografiche, necessari per evocare le diverse ambientazioni che fanno da sfondo a “La principessa della Czarda”.

Lo spettacolo si svolge fra Budapest e Vienna, fra le sfavillanti e scatenate atmosfere dell’Orpheum – il locale notturno di Budapest di cui Silvia, la protagonista, è la stella – e il lussuoso palazzo Lippert-Weilersheim, dove vive il nobile rampollo di cui, ricambiata, la protagonista s’innamora.
Al centro dell’operetta è infatti una contrastata storia d’amore: il legame fra la celebre cantante di czardas ed il principe Edvino Lippert-Weilersheim, è intenso, ma purtroppo sembra destinato a non durare. Sono contrari all’unione gli aristocratici genitori di lui, che non solo cercano con ogni mezzo di farlo rientrare a Vienna, ma addirittura combinano il fidanzamento fra il giovane e la loro prescelta, la contessina Stazi. Ma il gentile conte Boni, sempre pronto a scherzare, il capocameriere Miska e suo fratello gemello Alfonso, maggiordomo dei Lippert-Weilersheim, e l’amico Feri, si alleano invece con Silvia per il bene della coppia d’innamorati. A risolvere nel migliore dei modi l’intricata vicenda, saranno proprio le loro trame, una promessa di matrimonio firmata in segreto dal principe e soprattutto una “scandalosa” sorpresa che si nasconde nel passato della sua nobile madre…

La compagnia molto numerosa, è composta da Mónika Fischl (Silvia), Zsolt Vadász (Edvino), Annamari Dancs (Stazi), Péter Laki (Boni), Attila Bardóczy (Zio Feri), Alessio Colautti (Miska/Alfonso), László Csere (Leopold Maria), Bori Kállay (Anhilte), Attila Miklós (Arnold Schulteis), Gábor Dézsy Szabó (Colonello Rohnsdorf), Andor Szegedi (Kiss, notaio).
L’orchestra è diretta da Makláry László. Gyarmathy Ágnes firma le scene, i costumi sono di Füzér Anni, le coreografie di Gesler György.
La regia è di KERO®.
Lo spettacolo è una produzione del Teatro dell’Operetta di Budapest – Budapest Theatre Operetta &Musical.

“La principessa della Czarda” di Imre Kálmán va in scena al Politeama Rossetti venerdì 6 e sabato 7 luglio alle ore 20.30 e domenica 9 luglio alle 17.30.

I biglietti ancora disponibili si possono acquistare presso i punti vendita del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e attraverso i consueti circuiti. I biglietti si acquistano anche on line, attraverso il sito del Teatro www.ilrossetti.it
Il prezzo dei biglietti andrà da €59 per i primi posti di Platea agli €19 e naturalmente sono previste riduzioni per gli abbonati del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, per gli Under16 e gli Over65.

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Sold out per LINK 2018

Trieste fa rima con attualità e notizia: sold out per Link 2018, tre giorni nel cuore della città con 26 incontri di ‘buon giornalismo’ seguiti ogni giorno negli spazi della Fincantieri Newsroom da migliaia di spettatori, oltre 12mila, dal pomeriggio di venerdì alla serata della domenica.

«Un successo – spiega la curatrice Francesca Fresa – entusiasmante per noi che abbiamo pensato e costruito il festival in questi mesi: ci eravamo proposti un format dinamico, con turnover fra un incontro e l’altro perché tutti potessero davvero scegliere i loro temi e i loro protagonisti. Ci sono stati veri bagni di folla per alcune ‘icone’ del pubblico, con l’arena di Link al gran completo e molti altri spettatori accalcati davanti al maxischermo attiguo. Ma nei tre giorni del festival la grande risposta della città ha abbracciato tutti i panel in cartellone, in un crescendo di affetto che ha consolidato il grande feeling fra Trieste e il “suo” festival».

«Ogni incontro – osserva ancora Francesca Fresa – ha saputo intercettare il forte interesse della città per i fatti caldi del presente, raccontati e riletti chi ogni giorno cattura e rilancia per noi le notizie.  Fincantieri Newsroom non è stato semplicemente uno spazio di incontri: è diventato quest’anno una vera agorà di riflessione, scambio e confronto per tutti gli spettatori, calamitando il pubblico fra l’arena di link, gli spazi del bookshop e la lounge delle Teche Rai».

Link è andato ben al di là delle presenze “fisiche”, perché sono oltre 10mila i contatti streaming registrati per le dirette dal festival sul sito del quotidiano Il Piccolo: si sono collegati utenti di venti Paesi, dagli USA all’Argentina, dalla Cina al Kenya, dal Sud Africa all’Australia, alla Nuova Zelanda, passando ovviamente per Italia ed Europa con internauti di Germania, Belgio, Svizzera, Spagna, Olanda, Polonia, Slovenia e Croazia.

L’intuizione che cinque anni fa ci ha convinto della necessità di estendere il format del Premio Luchetta, enucleando un cartellone di incontri legati all’attualità e al buon giornalismo, è stata confermata e premiata, di anno in anno, evidenziando la spinta di interesse della città per momenti forti di confronto intorno ai temi clou del nostro tempo.

 

L’appuntamento, adesso, è rinnovato a venerdì 25 maggio, quando il Premio Luchetta festeggerà i suoi vincitori 2018 in occasione della 15^ Serata I nostri Angeli, al Politeama Rossetti di Trieste.

L’evento sarà come sempre ripreso e trasmesso da Raiuno, ed è già in palinsesto per la serata di venerdì 15 giugno.

Per le Tg News si contenderanno il Premio Luchetta 2018 i tre servizi di Nico Piro -Tg3 sugli orrori contro i Rohingya, di Andrea Rossini Oskari per Rai3 Est-Ovest sugli “orfani” della pace di Sarajevo e di Caroline Hawley, che su BBC News ha raccontato la storia delle gemelle siriane ustionate da una bomba caduta proprio sopra il tetto della loro casa.

Nella sezione reportage in finale Gaia Mombelli di Sky Tg 24, Marco Fubini per Italia1 e Floriana Bulfon per Rai1 – TV7.

Per la stampa italiana in gara due reportage finalisti pubblicati dal Corriere della Sera, di Marta Serafini e Alessandra Muglia, insieme all’articolo di Carmelo Riccotti La Rocca pubblicato dal quotidiano La Sicilia.

Tre grandi testate per la sezione stampa internazionale: sono El Mundo Newspaper, BBC News online e The Guardian.

Per la sezione fotografia dedicata a Miran Hrovatin sono in gara gli scatti di Marco Gualazzini per L’Espresso, di Mohammed Badra pubblicato su The Guardian e di Iker Pastor per l’Obs.

Promosso dalla Fondazione Luchetta, curato da Francesca Fresa e organizzato da Prandicom con il pieno sostegno di Fincantieri, l’apporto della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e la coorganizzazione del Comune di Trieste, Link 2018 ha trovato la collaborazione della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti e la main media partnership della Rai e delle sue testate Rai News 24, Radio1 Rai e Tgr con la sede dei programmi Fvg.

Ennio Fantastichini e Iaia Forte al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dal 25 aprile

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Mercoledì 25 aprile al Politeama Rossetti di Trieste –

 

Cristina Comencini è fra le più amate scrittrici contemporanee, ha già conquistato in più occasioni il pubblico dello Stabile regionale, che si è divertito con lo spettacolo di produzione “La scena” e – lo scorso anno – con “Due partite”, confronto fra due generazioni femminili.

Da mercoledì 25 aprile al Politeama Rossetti, va in scena il suo ultimo lavoro “Tempi nuovi”, una attualissima commedia di cui cura anche la regia e che vede quali protagonisti due grandi della scena italiana: Ennio Fantastichini e Iaia Forte.

Cristina Comencini sceglie argomenti attuali, sentiti, e nelle sue commedie li tratta con garbo e delicatezza, con un’incisività che spesso si scioglie in gustose battute: così il pubblico si trova avvinto con naturalezza nelle sue storie, a parteggiare per l’uno o l’altro dei protagonisti, a condividerne il punto di vista, a sorridere e contemporaneamente a meditare sul mondo attuale.
In “Tempi nuovi” l’autrice si concentra su generazioni diverse, fra le quali avviene un confronto diretto, combattuto, e dagli esiti per nulla scontati.

A renderlo ancor più intrigante, è l’apporto di una compagnia perfettamente equilibrata con gli impeccabili Ennio Fantastichini e Iaia Forte a rappresentare il mondo degli adulti e i bravi Marina Occhionero e Nicola Ravaioli a incarnare invece l’ottica dei più giovani.

Il sipario si apre su una stanza dominata da una grande libreria, fittissima di volumi: è il mondo di Giuseppe (Fantastichini), il padre, uno storico che vive di pagine, lettura, pensiero, memoria… Gli è difficile declinare la sua personalità verso le nuove tecnologie, comprenderne e indagarne l’utilità e l’uso: gli è più spontaneo arroccarsi dietro un rifiuto generale, che in famiglia è parecchio deriso. Sua moglie, Sabina, cui Iaia Forte dona spontaneità, anche nei suoi veloci mutamenti, è infatti già più incline alla curiosità verso ciò che connota questi nostri “tempi nuovi”: elettronica, mutamento dei saperi, nuovi linguaggi e nuove possibilità. Tuttavia, si è addentrata in questo mondo, probabilmente, per “dovere”: lavora infatti come giornalista e il mondo dell’informazione forse più di altri è stato plasmato dalla “rivoluzione digitale”. Per mantenere il proprio posto di lavoro –precario – ha dovuto seguire un corso d’aggiornamento e imparare a dare una notizia “in tre righe”. Per Antonio, il figlio teenager, il mondo digitale è invece tutto: la realtà in cui si sente più a proprio agio. Se il padre ricorre alle competenze del ragazzo solo per “recuperare” dal computer un file malauguratamente salvato male, così Antonio s’interessa alle conoscenze storiche paterne solo per preparare al meglio un compito sulla Resistenza… Comunicheranno mai con più profondità questi mondi e queste generazioni? A porre tutto in discussione sarà l’imprevedibile rivelazione della figlia, che in famiglia tutti pensavano fidanzata regolarmente e invece costringerà la loro “modernità” a fare i conti con orizzonti etici ben più sfumati e significativi.

“Tempi nuovi” scritto e diretto da Cristina Comencini, è interpretato da Ennio Fantastichini (Giuseppe), Iaia Forte (Sabina) e da Marina Occhionero (Clementina) e Nicola Ravaioli (Antonio). Le scene sono di Paola Comencini i costumi di Antonella Berardi. È prodotto dalla Compagnia Enfi Teatro con il Teatro Stabile del Veneto.

“Tempi nuovi” va in scena da mercoledì 25 aprile alle ore 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali per il cartellone “Prosa” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Le repliche si terranno fino a domenica 29 aprile, ogni sera alle 20.30, tranne domenica quando lo spettacolo è pomeridiano con inizio alle 16.
I biglietti per lo spettacolo sono ancora disponibili presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile regionale e anche attraverso il sito http://www.ilrossetti.it

Premio Luchetta 2018: specchio del mondo

Venerdì 25 maggio 2018 al Politeama Rossetti di Trieste – 

PREMIO LUCHETTA SPECCHIO DEL MONDO: i reportage finalisti della 15^ edizione come un fedele sismografo del pianeta, dei suoi conflitti, degli tsunami epocali che travolgono anche e soprattutto l’infanzia, ad ogni latitudine.

 
Per la sezione TV NEWS in finale i servizi di Nico Piro -Tg3, di Andrea Rossini Oskari per Rai3 Est-Ovest e di Caroline Hawley, BBC News.

Nella sezione REPORTAGE sono in gara Gaia Mombelli – Sky Tg 24, Marco Fubini Italia1 e Floriana Bulfon, Rai1-TV7.

La terna finalista della STAMPA ITALIANA vede due giornaliste del Corriere della Sera, Marta Serafini e Alessandra Muglia, insieme a Carmelo Riccotti La Rocca de La Sicilia.

Per la STAMPA INTERNAZIONALE selezionati i reportage di Javier Espinosa – El Mundo Newspaper, Stephanie Hegarty BBC News online e Ruth Maclean – The Guardian.

Infine per la sezione FOTOGRAFIA, dedicata a Miran Hrovatin, in finale gli scatti di Marco Gualazzini per l’Espresso, Mohammed Badra The Guardian e Iker Pastor, l’Obs.

Le premiazioni venerdì 25 maggio, nella serata “I nostri Angeli” al Politeama Rossetti di Trieste, in onda su Rai1.

* * *

Bambini siriani “figli” della guerra civile, piccoli soldati dello stato islamico addestrati a dare la morte, giovani generazioni Rohingya costrette a un esodo straziante verso il Bangladesh, adolescenti emarginati in esistenze homeless nelle periferie del mondo: l’infanzia violata è come un fiume in piena e si riflette nei reportage finalisti del premio Luchetta 2018, oltre un centinaio arrivati dalle testate di tutta Europa.

 

Anche quest’anno sono cinque le categorie in gara: le terne finaliste sono state presentate oggi, sabato 21 aprile, nell’ambito di Link 2018, il festival del buon giornalismo del Premio Luchetta in programma a Trieste fino a domenica 22 aprile.

 

Per le Tg News si contenderanno il Premio Luchetta 2018 i tre servizi di Nico Piro -Tg3 sugli orrori contro i Rohingya, di Andrea Rossini Oskari per Rai3 Est-Ovest sugli “orfani” della pace arrivati in Italia da Sarajevo e di Caroline Hawley, che su BBC News ha raccontato la storia delle gemelle siriane ustionate da una bomba caduta proprio sopra il tetto della loro casa.

 

Nella sezione reportage, che include lavori documentari fino a 80 minuti, sono in finale Gaia Mombelli di Sky Tg 24, che ha ripercorso l’odissea di tre giovani nigeriane approdate nell’agognata Italia, per ritrovarsi ogni sera sul marciapiede; di Marco Fubini che per Italia1 ha filmato bambini e giovani nella zona dello stadio di Bari, disposti ogni giorno a prostituirsi per pochi soldi. E di Floriana Bulfon che per Rai1 – TV7 ha raccontato “La storia di A”: migranti e adolescenti italiani integrati nella disperazione, ragazzi in fuga da famiglie che non ci sono, centri che dovrebbero accoglierli e li considerano come cambiali da riscuotere.

 
Per la stampa italiana la terna è composta da due reportage pubblicati dal Corriere della Sera: Marta Serafini è entrata nel carcere di Erbil quando Mosul non era ancora stata strappata al controllo dell’Isis, intervistando detenuti minorenni per lanciare un allarme sulla questione dei giovani radicalizzati dall’Isis. E Alessandra Muglia ha conversato con le maestre del campo profughi di Palabek, in Uganda, dove l’emergenza migranti porta lavoro ma anche sviluppo e speranza. Terzo finalista il reportage di Carmelo Riccotti La Rocca pubblicato dal quotidiano La Sicilia ci sono invece i “figli del caporalato”, migliaia di bambini invisibili ammassati nella fascia trasformata del ragusano.

 
Tre grandi testate sono in gara per la stampa internazionale al Premio Luchetta 2018: Javier Espinosa ha testimoniato per El Mundo Newspaper l’esperienza traumatica vissuta da migliaia di orfani e bambini Rohingya non accompagnati: dalla Birmania hanno raggiunto il Bangladesh, molti sopravvivendo a terribili massacri; Stephanie Hegarty su BBC News online ha cercato un modo originale per documentare l’aumento delle donne suicida in Nigeria: così è nata la graphic novel digitale che racconta la storia di Falmata e di come sia sopravvissuta; e ancora dalla Nigeria Ruth Maclean ha raccontato per The Guardian l’agghiacciante destino di molti bambini nigeriani, nei territori di Boko Haram: giovani donne e bambini di appena 5 anni obbligati a trasformarsi in bombe umane.

 

Per la sezione fotografia dedicata a Miran Hrovatin sono in gara gli scatti di Marco Gualazzini per L’Espresso, che ha ritratto la tredicenne Ombeni Lubungo, vittima di uno stupro che le ha fatto partorire 2 gemelli; di Mohammed Badra che su The Guardian testimonia l’impotenza delle Nazioni Unite contro l’inferno della terra siriana, dove Mosca ha imposto 5 ore al giorno di cessate il fuoco; di Iker Pastor, che per l’Obs ha fotografato gli ultimi Rohingya in fuga verso il Bangladesh nell’ottobre 2017.

Il Premio Giornalistico Internazionale Marco Luchetta 2018 è promosso dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin con la Rai ed è organizzato da Prandicom.

Culminerà, venerdì 25 maggio al Politeama Rossetti di Trieste, nella Serata speciale “I Nostri Angeli”, ripresa e trasmessa da Rai1, con la premiazione dei vincitori.

Info http://www.premioluchetta.it http://www.fondazioneluchetta.org

Trieste per Giorgio Strehler su Rai 3

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Domenica 22 aprile alle 10.05 sulle frequenze regionali di Rai 3 e in replica il 25 aprile alle 22.20 su Rai Tre bis –

Andata in scena con successo lo scorso 11 dicembre al Politeama Rossetti, in ricordo del più grande artista del teatro italiano nel ventennale della sua scomparsa, la serata-evento “Trieste per Giorgio Strehler” ora viene trasmessa sulle frequenze regionali di Rai Tre.

La prima parte della serata andrà in onda domenica 22 aprile alle 10.05 su Rai 3 (frequenze regionali) e in replica mercoledì 25 aprile alle ore 22.20 circa Rai 3 bis (canale 103 del digitale terrestre).

La serata “Trieste per Giorgio Strehler” ha aperto le manifestazioni promosse nel ventesimo anniversario della scomparsa di Strehler, ed è nata dalla collaborazione tra il Comune di Trieste, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e la RAI – Sede Regionale per il Friuli Venezia Giulia, da un’idea di Franco Però.

Il programma televisivo si avvale della regia di Mario Mirasola e in questa domenica proporrà un ricordo di Giorgio Strehler attraverso il mondo palpitante dei suoi attori, della magia del teatro, quello in cui la sua lezione rimane fondamentale e la sua creatività insuperata.

Nessuno meglio dei suoi attori e dei suoi spettacoli possono dunque raccontare Giorgio Strehler, il suo genio, la sua arte: nel programma essi rivivranno nei ricordi di Renato Sarti, Pamela Villoresi e Gabriele Lavia che sono stati da lui diretti in spettacoli di grande significato.

A queste testimonianze si intrecceranno stralci di spettacoli e video messi a disposizione dalle Teche Rai e dal Piccolo Teatro di Milano.

Tutu e i Chicos Mambo invadono il Politeama Rossetti

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Martedì 6 febbraio 2018 ore 20.30 – Politeama Rossetti – Trieste

Martedì 6 febbraio arrivano per la prima volta a Trieste i Chicos Mambo, simpatici e attesi ospiti del festival TS Danza 4.0 organizzato dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Presentano “Tutu” in una data unica, con inizio alle 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti.

I Chicos Mambo sono sei incredibili danzatori e declinano impeccabilità tecnica e portata ironica, secondo uno spirito franco-catalano.

Compagnia francese – ma fondata a Barcellona nel 1994 da Philippe Lafeuille che tuttora firma le coreografie e dirige l’ensemble – nei suoi oltre vent’anni d’attività ha avuto successo in tutto il mondo e arriva in Italia dopo aver inanellato addirittura sei mesi di repliche “sold out” a Parigi.

Al pubblico regionale presentano uno spettacolo che racchiude, fin dal titolo, la quintessenza della danza: “Tutu”.

I sei eccellenti ballerini lo interpretano attraverso una ventina di brani che con ritmo incalzante attraversano tutte le possibili evoluzioni del ballo, dall’immagine kitch della danzatrice che volteggia sui carillon, a Pina Bausch: mettono al servizio dell’irresistibile parodia tutta la loro preparazione, il loro vigore fisico e il loro contagioso humour.

“Tutu” – spettacolo premiato nel 2015 al Festival di Avignone e applaudito a livello internazionale (ha ormai superato il traguardo delle 250 repliche e dei 1000.000 spettatori) – alla danza dedica un vero e proprio inno.

Un inno appassionato, certo, ma capace anche di scherzare un po’ su tic e fissazioni, su icone e vezzi dell’universo sognante e suggestivo del balletto.

Vi si si potranno riconoscere i cult del repertorio classico, il kitsch intramontabile della danzatrice sul carillon, la modernità di Pina Bausch, il tango e addirittura la danza maori “haka” in un costante intreccio di spirito canzonatorio e meticolosa esecuzione. E così si passa attraverso i passi, gli stili, le figure si conoscono tutti i possibili eccessi nella fantasia dei costumi, delle acconciature… e anche l’amatissimo tutu riceve il personale tocco degli scatenati Chicos Mambo.

Assolutamente seri nel loro amore per la danza, che desiderano trasmettere sopra ogni cosa, i Chicos si impegnano a calamitare il più ampio ventaglio possibile di spettatori: ognuno, sia un bambino, un esigente critico, un danzatore, o semplicemente un curioso troverà in “Tutu” il proprio motivo di gioia e soddisfazione.

“Tutu” è firmato per la regia e coreografia da Philippe Lafeuille.
Tutulogue: Romain Compingt
Zentaï: Corinne Barbara
con: David Guasgua M., Pierre-Emmanuel Langry, Julien Mercier, Guillaume Queau, Vincenzo Veneruso, Stéphane Vitrano
Costumi: Corinne Petitpierre
Parrucche: Gwendoline Quiniou
Colonna sonora: Antisten
Luci: Dominique Mabileau
Coproduzione: Val Productions/Cie La Feuille d’Automne con il sostegno per la residenza creativa presso Klap/Maison pour la Danse -Marseille, L’Orange Bleue -Eaubonne, L’Apostrophe -Cergy Pontoise. Accueil studio Théâtre Paul Éluard/Scène conventionnée – Bezons, Centre national de la danse, un centre d’art pour la danse -Pantin
La tournée italiana è organizzata da International Music and Arts

I biglietti per “Tutu” sono disponibili presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile regionale e naturalmente anche attraverso il sito www.ilrossetti.it

Dopo il grande successo di Milano, approda al Rossetti di Trieste Peter Bence

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(Si ringrazia Simone Di Luca per le immagini)

Mercoledì 20 dicembre 2017 al Rossetti di Trieste –

Dopo il grandissimo successo ottenuto al Teatro Dal Verme di Milano (negli scatti di Simone Di Luca), approda a Trieste Peter Bence, giovane talento ungherese e nuovo fenomeno mondiale del crossover tra classica e pop.

Considerato un bambino prodigio, a soli 7 anni scrisse la sua prima composizione.

Nel 2015 si è fatto conoscere in tutto il mondo con una straordinaria rivisitazione di “Bad” di Michael Jackson, abbattendo le barriere tra la musica classica e pop. I suoi video superano 200 milioni di visualizzazioni.

25395918_10156041013984669_2977784525323498895_nClasse 1991, PETER BENCE è un giovane pianista, compositore, produttore ungherese. Bambino prodigio, comincia a suonare pianoforte a due anni, a sette viene ammesso alla prestigiosa accademia Franz Liszt e firma la sua prima composizione influenzato da Mozart e Chopin, mentre solo quattro anni dopo pubblica già il suo primo solo di pianoforte di sue composizioni. Nel 2004 vince il terzo premio al Gyorgy Ferenczy International Piano Contest e nel 2008 rilascia il suo secondo album, Nightfall.

Ispirandosi al grande John Williams si trasferisce a Boston per studiare composizione in ambito cinematografico al Berklee College of Music, il più importante istituto universitario privato dedicato alla musica contemporanea, e contemporaneamente inizia a farsi conoscere in tutto il mondo attraverso dei video pubblicati in rete di suoi arrangiamenti di celebri hit, dapprima con “Bad” di Michael Jackson, divenuto virale in pochi giorni, poi con “Cheap Thrills” di Sia, “Don’t stop me now” dei Queen, “Cry me a river” di Justin Timberlake  e molte altre, raccogliendo oltre 200 milioni di visualizzazioni sui suoi canali ufficiali Facebook e YouTube.

Ha collezionato diversi premi, tra i quali il Guinness World Record per il “Most Piano Key Hits in One Minute”, dal gennaio del 2012 fino a giugno 2017.

Nel corso del 2017 si è già esibito in 20 paesi in 4 continenti e ha partecipato tra l’altro ai BBC’s Proms a Hyde Park a Londra dove si è esibito davanti a 50.000 spettatori.

Il punto di forza di PETER BENCE è stato riuscire ad abbattere le barriere tra la musica classica e quella pop, grazie ad uno stile espressivo e moderno portando il pianoforte ad un nuovo livello, tanto da ispirare le giovani generazioni di musicisti e amanti della musica di tutto il mondo.

Il concerto è organizzato da Vivo Concerti e VignaPR.

Prevendita: biglietteria del teatro