Anteprima di STOMP con un flashmob in Piazza Unità a Trieste

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Giovedì 23 maggio alle ore 17 in Piazza dell’Unità a Trieste –

Gli STOMP offriranno un’anteprima del loro spettacolo in scena al Politeama Rossetti fino al 26 maggio.
Un flashmob nella splendida cornice di Piazza dell’Unità a Trieste stuzzicherà i triestini che non hanno ancora acquistato il biglietto dello spettacolo.

Alle ore 17.00 del 23 maggio, anticipando solo di poche ore la “prima” al Rossetti, gli straordinari artisti di STOMP si esibiranno e si divertiranno con il pubblico nel cuore della città.

“STOMP” è inserito nel cartellone Musical del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e, come detto, debutta giovedì 23 maggio alle ore 20.30. Replica fino a domenica 26 maggio. È pomeridiana l’ultima replica, domenica alle ore 16 e sabato 25 c’è doppia replica alle 16 e alle 20.30.
Ci sono ancora biglietti disponibili acquistabili presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile regionale e attraverso il sito http://www.ilrossetti.it.

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STOMP al Rossetti di Trieste chiude il cartellone Musical e la Stagione dello Stabile del Friuli Venezia Giulia

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Al Rossetti di Trieste dal 23 al 26 maggio –

La sinfonia intensa e ritmica dei rumori e delle sonorità della civiltà urbana contemporanea interpretata con energia dirompente e ironia: tutto questo è STOMP!
Lo spettacolo – che va in scena al Politeama Rossetti dal 23 al 26 maggio concludendo con una festosa esplosione di musica ed energia il cartellone Musical e assieme la Stagione 2018-2019 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – è infatti assolutamente travolgente: da avvenimento teatrale è diventato un fenomeno mondiale, amatissimo e seguito, tanto che quest’anno la compagnia celebra il suo venticinquesimo anno di attività e successo a Broadway.

Nata a Brighton nel 1991, l’esperienza di STOMP vanta due geniali creatori, Luke Cresswell e Steve McNicholas, entrambi con un passato nella street band Pookiesnackenburger e nel gruppo teatrale Cliff Hanger, che avevano presentato al Festival di Edimburgo una serie di “musical di strada”. Poi firmano uno spot, rimasto famoso, “Bins” per la birra Heineken, dove venivano “suonate” le lattine e diversi oggetti della strada (ringhiere, bidoni della spazzatura).

STOMP era pronto a sbocciare: l’anteprima al Bloomsbury Theatre di Londra e il debutto all’Assembly Rooms a Edinburgh, sono dei veri trionfi. Luke Cresswell e Steve McNicholas vincono il The Guardian’s Critics’ Choice (premio della critica) e il premio del The Daily Express “Best of the Fringe Award”.

Da quel momento la loro storia è “senza confini”: STOMP con il cast originario gira tutto il mondo, continuano a fioccare applausi e premi, sold-out storici e record di botteghino da far impallidire, e presenze in contesti indimenticabili (e va citata, fra tutte, almeno la Notte degli Oscar del 1996).

Al momento STOMP possiede cinque formazioni internazionali fisse e si muove anche nei maggiori teatri e festival del mondo, dove viene presentato come uno spettacolo unico e irraggiungibile, una vera icona.
Ma qual’è il segreto di uno show che non possiede né trama, né personaggi, né parole scritte o dette?

STOMP è assolutamente originale: racconta la bellezza e l’essenza della realtà quotidiana, quella fatta di oggetti semplici e comuni, anche di rifiuti e di caos che – nelle mani dei performer – ottengono la loro luce, la loro voce, un senso.

Lo spettacolo viene interpretato come detto con energia dirompente e ironia, da un formidabile assieme di ballerini-percussionisti-attori-acrobati. Sono capaci di “suonare” qualsiasi cosa: un vero “cult” è il bidone della spazzatura, elemento fondamentale delle loro percussioni, ma la loro fantasia non si pone limiti e nella partitura vengono inseriti senza problemi strofinii di scope e spazzoloni, fischi di cannucce, rombi e vibrazioni estrapolati da cartelli stradali, tubi, sacchetti, bicchierini di carta…

I performer fanno teatro con umorismo, inventano gag e tormentoni che accendono l’entusiasmo degli spettatori, coinvolti in una frenesia vorticosa da evento rock o da videoclip.
«STOMP è una maestosa coreografia urbana, che possiede la furia ritmica e sensuale del flamenco e la precisione del gioco percussivo del tip-tap» scrivono nella loro presentazione.

«È l’umorismo del cinema muto dato in prestito alla Pop Art. È trasgressione heavy metal e satira anti inquinamento» e riesce nell’incredibile compito di esprimere con immediatezza il fascino, i contrasti e le utopie del mondo del Duemila.

“STOMP” è inserito nel cartellone Musical del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e debutta giovedì 23 maggio alle ore 20.30. Replica fino a domenica 26 maggio. È pomeridiana l’ultima replica, domenica alle ore 16 e sabato 25 c’è doppia replica alle 16 e alle 20.30.
I biglietti ancora disponibili si possono acquistare presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile regionale e attraverso il sito www.ilrossetti.it.

STOMP
creatori Luke Cresswell e Steve McNicholas
con Philip Michael Batchelor, Chelsey Jane Codling, Sarah Jane Golding, Kris Lee,
Andrew G Patrick, Adrien Rakotondrajao, Charley Ruane, Dominik Patrick Schad,
Rhys David Shone, Ian Vincent, Jamie Louis Welch
uno spettacolo Stomp Productions, Glynis Henderson Productions
in collaborazione con Terry Chegia

50 anni di Jethro Tull: festeggiamoli al Rossetti di Trieste il 1 aprile

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Lunedì 1 aprile 2019 al Rossetti di Trieste – 

Il tour italiano che festeggia i 50 anni di carriera della storica band simbolo del progressive rock mondiale toccherà – dopo Torino, Brescia e Bologna – anche Trieste: lunedì 1° aprile con una data in esclusiva per il Nordest.

Ma torniamo indietro nel tempo…

Era il 2 febbraio 1968 nel famoso Marquee Club di Wardour Street quando i Jethro Tull si esibirono per la prima volta sotto questo nome. Il gruppo diventerà una delle band durature di maggior successo della loro era, vendendo oltre 60 milioni di album in tutto il mondo ed entrando nella coscienza collettiva culturale.

Per celebrare questo anniversario d’oro, il polistrumentista, compositore e cantante Ian Anderson, leader e voce dei Jethro Tull, sta portando in tutto il mondo il “50th Anniversary Tour” in arrivo in Italia per sole quattro date: dopo Torino, Brescia e Bologna la mitica band approda a Trieste, al Politeama Rossetti, per l’unica data del Nordest domenica 1 aprile a (inizio alle 21.00).

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I Jethro Tull sono una delle più grandi band di progressive rock di tutti i tempi e il loro immenso e variegato catalogo di opere comprende folk, blues, musica classica e heavy rock. I concerti dell’anniversario sono caratterizzati da un ampio mix di materiali, alcuni dei quali incentrati sul primo periodo formativo e sugli “heavy hitters” del catalogo Tull degli album This Was, Stand Up, Benefit, Aqualung, Thick As A Brick, Too Old to Rock And Roll: Too Young To Die, Songs From The Wood, Heavy Horses, Crest Of A Knave e anche un tocco di TAAB2 dal 2012.
“Di solito non sono un tipo da compleanno anniversario” – spiega Ian Anderson “ma, per una volta, non sarò neanche un guastafeste! Faccio tesoro dei ricordi dei primi anni del repertorio dei Jethro Tull, associato com’è alle avventure di visitare così tanti paesi per la prima volta entrando in contatto con nuovi fan in tutto il mondo. E questa è una celebrazione di tutti i 33 membri della band che hanno fatto parte dei nostri ranghi: musicisti che hanno portato i loro talenti, abilità e stili per produrre le esibizioni dal vivo e in studio. Unisciti a me e alla band attuale per una serata nostalgica di musica varia rappresentativa del mio cantautorato in continua evoluzione, mentre le nostre carriere progredivano negli anni “.
Ian Anderson è accompagnato sul palco da David Goodier (basso), John O’Hara (tastiere), Florian Opahle (chitarra), Scott Hammond (batteria) e un’ospite virtuale a sorpresa.
Formatisi nel 1968, Jethro Tull hanno pubblicato 30 album in studio e dal vivo, vendendo oltre 60 milioni di copie in tutto il mondo. Durante i loro 50 anni di storia, la band ha fatto oltre 3.000 concerti in più di 50 paesi, suonando più di 100 concerti ogni anno.

I biglietti sono disponibili online su Ticketone e sono presso le biglietterie del Politeama Rossetti .

Operetta: La Principessa della Czarda in scena al Politeama Rossetti di Trieste

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Da venerdì 6 luglio a domenica 9 luglio 2018 al Rossetti di Trieste – 

Sono ricchi e spumeggianti – come si conviene alle migliori produzioni di operetta – gli allestimenti del Teatro dell’Operetta di Budapest, che dopo i successi ottenuti al Politeama Rossetti due anni fa con un Galà e nel 2017 con “La vedova allegra” ritorna da venerdì 6 a domenica 9 luglio con “La principessa della Czarda” di Imre Kálmán.

Lo spettacolo è ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in esclusiva nazionale e riporta in scena a Trieste uno dei grandi capolavori dell’età d’argento dell’operetta viennese.

Secondo gli esperti di piccola lirica non passa nemmeno un minuto in cui nel mondo (in un teatro, a un concerto, alla televisione o alla radio) non risuoni una delle splendide melodie di Imre Kálmán, autore ispiratissimo e creatore (assieme a Franz Léhar) dei maggiori successi di questo genere: “La principessa della Czarda” gli valse il massimo della popolarità e del successo come compositore.

L’operetta debuttò a Vienna, allo Johann Strauss Theater, nel 1915 ed ebbe un tale esito che replicò per ben 533 serate: successivamente conquistò tutta l’Europa. Nonostante lo scoppio della prima guerra mondiale, venne immediatamente data in Svezia, Finlandia, Polonia, Russia, Italia e a Budapest, nel novembre del 1916. Un anno dopo fu applaudita a New York, a Broadway, dove P. G. Wodehouse, autore del libretto inglese, decretò che la partitura de “La principessa della Czarda” non fosse solo la migliore del compositore ungherese, ma anche una fra le musiche più belle di tutti i tempi.

In effetti l’operetta è vivacissima e ricca di melodie diverse, piena di ritmi e abbandoni, scritta con estrema raffinatezza tecnica e attraverso notevoli intuizioni del compositore: fra tutte quella di fondere stilemi del folklore ungherese al valzer, ma sempre con eleganza. Imre Kálmán teneva infatti ben presenti le lezioni e le influenze di Ciaikovskij, di Puccini e la sua musica anche per questo, nonostante la partitura abbia “compiuto” il secolo nel 2015, risulta fresca, interessante e coinvolgente.

Ad eseguire magistralmente la partitura sarà l’orchestra del Teatro dell’Operetta di Budapest, mentre sul palcoscenico applaudiremo i ballerini, il coro e un ottimo assieme di solisti impegnati nei ruoli principali dello spettacolo: a iniziare dalla bravissima Mónika Fischl, vera star del teatro magiaro, che unisce alle doti interpretative, potenza vocale e una notevole raffinatezza nel canto.

Va sottolineato che è tale l’attenzione che il Teatro dell’Operetta di Budapest ha per la platea italiana, che “La principessa della Czarda” viene recitato completamente in italiano dagli attori, che da settimane si impegnano a Budapest nelle prove per la non facile impresa di imparare la parte in una lingua che non è la loro.

Una nota merita di certo anche l’accuratissimo allestimento molto ricco di costumi e idee scenografiche, necessari per evocare le diverse ambientazioni che fanno da sfondo a “La principessa della Czarda”.

Lo spettacolo si svolge fra Budapest e Vienna, fra le sfavillanti e scatenate atmosfere dell’Orpheum – il locale notturno di Budapest di cui Silvia, la protagonista, è la stella – e il lussuoso palazzo Lippert-Weilersheim, dove vive il nobile rampollo di cui, ricambiata, la protagonista s’innamora.
Al centro dell’operetta è infatti una contrastata storia d’amore: il legame fra la celebre cantante di czardas ed il principe Edvino Lippert-Weilersheim, è intenso, ma purtroppo sembra destinato a non durare. Sono contrari all’unione gli aristocratici genitori di lui, che non solo cercano con ogni mezzo di farlo rientrare a Vienna, ma addirittura combinano il fidanzamento fra il giovane e la loro prescelta, la contessina Stazi. Ma il gentile conte Boni, sempre pronto a scherzare, il capocameriere Miska e suo fratello gemello Alfonso, maggiordomo dei Lippert-Weilersheim, e l’amico Feri, si alleano invece con Silvia per il bene della coppia d’innamorati. A risolvere nel migliore dei modi l’intricata vicenda, saranno proprio le loro trame, una promessa di matrimonio firmata in segreto dal principe e soprattutto una “scandalosa” sorpresa che si nasconde nel passato della sua nobile madre…

La compagnia molto numerosa, è composta da Mónika Fischl (Silvia), Zsolt Vadász (Edvino), Annamari Dancs (Stazi), Péter Laki (Boni), Attila Bardóczy (Zio Feri), Alessio Colautti (Miska/Alfonso), László Csere (Leopold Maria), Bori Kállay (Anhilte), Attila Miklós (Arnold Schulteis), Gábor Dézsy Szabó (Colonello Rohnsdorf), Andor Szegedi (Kiss, notaio).
L’orchestra è diretta da Makláry László. Gyarmathy Ágnes firma le scene, i costumi sono di Füzér Anni, le coreografie di Gesler György.
La regia è di KERO®.
Lo spettacolo è una produzione del Teatro dell’Operetta di Budapest – Budapest Theatre Operetta &Musical.

“La principessa della Czarda” di Imre Kálmán va in scena al Politeama Rossetti venerdì 6 e sabato 7 luglio alle ore 20.30 e domenica 9 luglio alle 17.30.

I biglietti ancora disponibili si possono acquistare presso i punti vendita del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e attraverso i consueti circuiti. I biglietti si acquistano anche on line, attraverso il sito del Teatro www.ilrossetti.it
Il prezzo dei biglietti andrà da €59 per i primi posti di Platea agli €19 e naturalmente sono previste riduzioni per gli abbonati del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, per gli Under16 e gli Over65.

Sold out per LINK 2018

Trieste fa rima con attualità e notizia: sold out per Link 2018, tre giorni nel cuore della città con 26 incontri di ‘buon giornalismo’ seguiti ogni giorno negli spazi della Fincantieri Newsroom da migliaia di spettatori, oltre 12mila, dal pomeriggio di venerdì alla serata della domenica.

«Un successo – spiega la curatrice Francesca Fresa – entusiasmante per noi che abbiamo pensato e costruito il festival in questi mesi: ci eravamo proposti un format dinamico, con turnover fra un incontro e l’altro perché tutti potessero davvero scegliere i loro temi e i loro protagonisti. Ci sono stati veri bagni di folla per alcune ‘icone’ del pubblico, con l’arena di Link al gran completo e molti altri spettatori accalcati davanti al maxischermo attiguo. Ma nei tre giorni del festival la grande risposta della città ha abbracciato tutti i panel in cartellone, in un crescendo di affetto che ha consolidato il grande feeling fra Trieste e il “suo” festival».

«Ogni incontro – osserva ancora Francesca Fresa – ha saputo intercettare il forte interesse della città per i fatti caldi del presente, raccontati e riletti chi ogni giorno cattura e rilancia per noi le notizie.  Fincantieri Newsroom non è stato semplicemente uno spazio di incontri: è diventato quest’anno una vera agorà di riflessione, scambio e confronto per tutti gli spettatori, calamitando il pubblico fra l’arena di link, gli spazi del bookshop e la lounge delle Teche Rai».

Link è andato ben al di là delle presenze “fisiche”, perché sono oltre 10mila i contatti streaming registrati per le dirette dal festival sul sito del quotidiano Il Piccolo: si sono collegati utenti di venti Paesi, dagli USA all’Argentina, dalla Cina al Kenya, dal Sud Africa all’Australia, alla Nuova Zelanda, passando ovviamente per Italia ed Europa con internauti di Germania, Belgio, Svizzera, Spagna, Olanda, Polonia, Slovenia e Croazia.

L’intuizione che cinque anni fa ci ha convinto della necessità di estendere il format del Premio Luchetta, enucleando un cartellone di incontri legati all’attualità e al buon giornalismo, è stata confermata e premiata, di anno in anno, evidenziando la spinta di interesse della città per momenti forti di confronto intorno ai temi clou del nostro tempo.

 

L’appuntamento, adesso, è rinnovato a venerdì 25 maggio, quando il Premio Luchetta festeggerà i suoi vincitori 2018 in occasione della 15^ Serata I nostri Angeli, al Politeama Rossetti di Trieste.

L’evento sarà come sempre ripreso e trasmesso da Raiuno, ed è già in palinsesto per la serata di venerdì 15 giugno.

Per le Tg News si contenderanno il Premio Luchetta 2018 i tre servizi di Nico Piro -Tg3 sugli orrori contro i Rohingya, di Andrea Rossini Oskari per Rai3 Est-Ovest sugli “orfani” della pace di Sarajevo e di Caroline Hawley, che su BBC News ha raccontato la storia delle gemelle siriane ustionate da una bomba caduta proprio sopra il tetto della loro casa.

Nella sezione reportage in finale Gaia Mombelli di Sky Tg 24, Marco Fubini per Italia1 e Floriana Bulfon per Rai1 – TV7.

Per la stampa italiana in gara due reportage finalisti pubblicati dal Corriere della Sera, di Marta Serafini e Alessandra Muglia, insieme all’articolo di Carmelo Riccotti La Rocca pubblicato dal quotidiano La Sicilia.

Tre grandi testate per la sezione stampa internazionale: sono El Mundo Newspaper, BBC News online e The Guardian.

Per la sezione fotografia dedicata a Miran Hrovatin sono in gara gli scatti di Marco Gualazzini per L’Espresso, di Mohammed Badra pubblicato su The Guardian e di Iker Pastor per l’Obs.

Promosso dalla Fondazione Luchetta, curato da Francesca Fresa e organizzato da Prandicom con il pieno sostegno di Fincantieri, l’apporto della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e la coorganizzazione del Comune di Trieste, Link 2018 ha trovato la collaborazione della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti e la main media partnership della Rai e delle sue testate Rai News 24, Radio1 Rai e Tgr con la sede dei programmi Fvg.

Ennio Fantastichini e Iaia Forte al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dal 25 aprile

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Mercoledì 25 aprile al Politeama Rossetti di Trieste –

 

Cristina Comencini è fra le più amate scrittrici contemporanee, ha già conquistato in più occasioni il pubblico dello Stabile regionale, che si è divertito con lo spettacolo di produzione “La scena” e – lo scorso anno – con “Due partite”, confronto fra due generazioni femminili.

Da mercoledì 25 aprile al Politeama Rossetti, va in scena il suo ultimo lavoro “Tempi nuovi”, una attualissima commedia di cui cura anche la regia e che vede quali protagonisti due grandi della scena italiana: Ennio Fantastichini e Iaia Forte.

Cristina Comencini sceglie argomenti attuali, sentiti, e nelle sue commedie li tratta con garbo e delicatezza, con un’incisività che spesso si scioglie in gustose battute: così il pubblico si trova avvinto con naturalezza nelle sue storie, a parteggiare per l’uno o l’altro dei protagonisti, a condividerne il punto di vista, a sorridere e contemporaneamente a meditare sul mondo attuale.
In “Tempi nuovi” l’autrice si concentra su generazioni diverse, fra le quali avviene un confronto diretto, combattuto, e dagli esiti per nulla scontati.

A renderlo ancor più intrigante, è l’apporto di una compagnia perfettamente equilibrata con gli impeccabili Ennio Fantastichini e Iaia Forte a rappresentare il mondo degli adulti e i bravi Marina Occhionero e Nicola Ravaioli a incarnare invece l’ottica dei più giovani.

Il sipario si apre su una stanza dominata da una grande libreria, fittissima di volumi: è il mondo di Giuseppe (Fantastichini), il padre, uno storico che vive di pagine, lettura, pensiero, memoria… Gli è difficile declinare la sua personalità verso le nuove tecnologie, comprenderne e indagarne l’utilità e l’uso: gli è più spontaneo arroccarsi dietro un rifiuto generale, che in famiglia è parecchio deriso. Sua moglie, Sabina, cui Iaia Forte dona spontaneità, anche nei suoi veloci mutamenti, è infatti già più incline alla curiosità verso ciò che connota questi nostri “tempi nuovi”: elettronica, mutamento dei saperi, nuovi linguaggi e nuove possibilità. Tuttavia, si è addentrata in questo mondo, probabilmente, per “dovere”: lavora infatti come giornalista e il mondo dell’informazione forse più di altri è stato plasmato dalla “rivoluzione digitale”. Per mantenere il proprio posto di lavoro –precario – ha dovuto seguire un corso d’aggiornamento e imparare a dare una notizia “in tre righe”. Per Antonio, il figlio teenager, il mondo digitale è invece tutto: la realtà in cui si sente più a proprio agio. Se il padre ricorre alle competenze del ragazzo solo per “recuperare” dal computer un file malauguratamente salvato male, così Antonio s’interessa alle conoscenze storiche paterne solo per preparare al meglio un compito sulla Resistenza… Comunicheranno mai con più profondità questi mondi e queste generazioni? A porre tutto in discussione sarà l’imprevedibile rivelazione della figlia, che in famiglia tutti pensavano fidanzata regolarmente e invece costringerà la loro “modernità” a fare i conti con orizzonti etici ben più sfumati e significativi.

“Tempi nuovi” scritto e diretto da Cristina Comencini, è interpretato da Ennio Fantastichini (Giuseppe), Iaia Forte (Sabina) e da Marina Occhionero (Clementina) e Nicola Ravaioli (Antonio). Le scene sono di Paola Comencini i costumi di Antonella Berardi. È prodotto dalla Compagnia Enfi Teatro con il Teatro Stabile del Veneto.

“Tempi nuovi” va in scena da mercoledì 25 aprile alle ore 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali per il cartellone “Prosa” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Le repliche si terranno fino a domenica 29 aprile, ogni sera alle 20.30, tranne domenica quando lo spettacolo è pomeridiano con inizio alle 16.
I biglietti per lo spettacolo sono ancora disponibili presso tutti i punti vendita del Teatro Stabile regionale e anche attraverso il sito http://www.ilrossetti.it

Premio Luchetta 2018: specchio del mondo

Venerdì 25 maggio 2018 al Politeama Rossetti di Trieste – 

PREMIO LUCHETTA SPECCHIO DEL MONDO: i reportage finalisti della 15^ edizione come un fedele sismografo del pianeta, dei suoi conflitti, degli tsunami epocali che travolgono anche e soprattutto l’infanzia, ad ogni latitudine.

 
Per la sezione TV NEWS in finale i servizi di Nico Piro -Tg3, di Andrea Rossini Oskari per Rai3 Est-Ovest e di Caroline Hawley, BBC News.

Nella sezione REPORTAGE sono in gara Gaia Mombelli – Sky Tg 24, Marco Fubini Italia1 e Floriana Bulfon, Rai1-TV7.

La terna finalista della STAMPA ITALIANA vede due giornaliste del Corriere della Sera, Marta Serafini e Alessandra Muglia, insieme a Carmelo Riccotti La Rocca de La Sicilia.

Per la STAMPA INTERNAZIONALE selezionati i reportage di Javier Espinosa – El Mundo Newspaper, Stephanie Hegarty BBC News online e Ruth Maclean – The Guardian.

Infine per la sezione FOTOGRAFIA, dedicata a Miran Hrovatin, in finale gli scatti di Marco Gualazzini per l’Espresso, Mohammed Badra The Guardian e Iker Pastor, l’Obs.

Le premiazioni venerdì 25 maggio, nella serata “I nostri Angeli” al Politeama Rossetti di Trieste, in onda su Rai1.

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Bambini siriani “figli” della guerra civile, piccoli soldati dello stato islamico addestrati a dare la morte, giovani generazioni Rohingya costrette a un esodo straziante verso il Bangladesh, adolescenti emarginati in esistenze homeless nelle periferie del mondo: l’infanzia violata è come un fiume in piena e si riflette nei reportage finalisti del premio Luchetta 2018, oltre un centinaio arrivati dalle testate di tutta Europa.

 

Anche quest’anno sono cinque le categorie in gara: le terne finaliste sono state presentate oggi, sabato 21 aprile, nell’ambito di Link 2018, il festival del buon giornalismo del Premio Luchetta in programma a Trieste fino a domenica 22 aprile.

 

Per le Tg News si contenderanno il Premio Luchetta 2018 i tre servizi di Nico Piro -Tg3 sugli orrori contro i Rohingya, di Andrea Rossini Oskari per Rai3 Est-Ovest sugli “orfani” della pace arrivati in Italia da Sarajevo e di Caroline Hawley, che su BBC News ha raccontato la storia delle gemelle siriane ustionate da una bomba caduta proprio sopra il tetto della loro casa.

 

Nella sezione reportage, che include lavori documentari fino a 80 minuti, sono in finale Gaia Mombelli di Sky Tg 24, che ha ripercorso l’odissea di tre giovani nigeriane approdate nell’agognata Italia, per ritrovarsi ogni sera sul marciapiede; di Marco Fubini che per Italia1 ha filmato bambini e giovani nella zona dello stadio di Bari, disposti ogni giorno a prostituirsi per pochi soldi. E di Floriana Bulfon che per Rai1 – TV7 ha raccontato “La storia di A”: migranti e adolescenti italiani integrati nella disperazione, ragazzi in fuga da famiglie che non ci sono, centri che dovrebbero accoglierli e li considerano come cambiali da riscuotere.

 
Per la stampa italiana la terna è composta da due reportage pubblicati dal Corriere della Sera: Marta Serafini è entrata nel carcere di Erbil quando Mosul non era ancora stata strappata al controllo dell’Isis, intervistando detenuti minorenni per lanciare un allarme sulla questione dei giovani radicalizzati dall’Isis. E Alessandra Muglia ha conversato con le maestre del campo profughi di Palabek, in Uganda, dove l’emergenza migranti porta lavoro ma anche sviluppo e speranza. Terzo finalista il reportage di Carmelo Riccotti La Rocca pubblicato dal quotidiano La Sicilia ci sono invece i “figli del caporalato”, migliaia di bambini invisibili ammassati nella fascia trasformata del ragusano.

 
Tre grandi testate sono in gara per la stampa internazionale al Premio Luchetta 2018: Javier Espinosa ha testimoniato per El Mundo Newspaper l’esperienza traumatica vissuta da migliaia di orfani e bambini Rohingya non accompagnati: dalla Birmania hanno raggiunto il Bangladesh, molti sopravvivendo a terribili massacri; Stephanie Hegarty su BBC News online ha cercato un modo originale per documentare l’aumento delle donne suicida in Nigeria: così è nata la graphic novel digitale che racconta la storia di Falmata e di come sia sopravvissuta; e ancora dalla Nigeria Ruth Maclean ha raccontato per The Guardian l’agghiacciante destino di molti bambini nigeriani, nei territori di Boko Haram: giovani donne e bambini di appena 5 anni obbligati a trasformarsi in bombe umane.

 

Per la sezione fotografia dedicata a Miran Hrovatin sono in gara gli scatti di Marco Gualazzini per L’Espresso, che ha ritratto la tredicenne Ombeni Lubungo, vittima di uno stupro che le ha fatto partorire 2 gemelli; di Mohammed Badra che su The Guardian testimonia l’impotenza delle Nazioni Unite contro l’inferno della terra siriana, dove Mosca ha imposto 5 ore al giorno di cessate il fuoco; di Iker Pastor, che per l’Obs ha fotografato gli ultimi Rohingya in fuga verso il Bangladesh nell’ottobre 2017.

Il Premio Giornalistico Internazionale Marco Luchetta 2018 è promosso dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin con la Rai ed è organizzato da Prandicom.

Culminerà, venerdì 25 maggio al Politeama Rossetti di Trieste, nella Serata speciale “I Nostri Angeli”, ripresa e trasmessa da Rai1, con la premiazione dei vincitori.

Info http://www.premioluchetta.it http://www.fondazioneluchetta.org