Buona Pasqua: quando l’aneddoto diventa uno straripamento di ricordi!

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La mattina di Pasqua avevo iniziato a scrivere questo post per farvi gli auguri e per ricordare l’aneddoto del pulcino ubriaco….  Poi sono precipitata nei ricordi ed ho trovato rifugio nella scrittura… ed ho finito a Pasquetta.
Questi ricordi li voglio dedicare alla mia GRANDE FAMIGLIA che ho avuto ma in modo particolare a MIA COGNATA GIANNA, moglie di mio fratello Gianni, una donna veramente speciale, con la quale anche nel 2018, seppur parzialmente, abbiamo voluto portare avanti la tradizione della merenda di Pasqua della nostra famiglia.
Sono mancate molte cose in questa Pasqua: mio nipote che vive a Londra, la gelatina, le pinze, il kren ed i dolci fatti in casa e, sopra e prima di tutto, gli affetti a noi più cari, quelli che non ci sono più, ma che anche quest’anno erano seduti con noi intorno al tavolo del giardino: erano il sole dopo tante giornate di pioggia, erano i fiori sbocciati con forza dopo un inverno strano e confuso, erano in quel rapace che volava alto e immenso nel cielo sopra di noi quasi a volerci osservare da lontano per verificare che tutto fosse al proprio posto.
Erano in tutti i piccoli particolari che componevano la NOSTRA tavola di Pasqua e che abbiamo condiviso con mia cognata Gianna e mio fratello Duilio.
Quello che non è mancato – anche se ormai la nostra potremmo definirla una famiglia “alla spicciolata” ed un po’ rappezzata – è quindi il SENSO DI FAMIGLIA, la CONDIVISIONE DEL RICORDO DELLE TRADIZIONI e sicuramente il fatto di TENERE APERTO IL CUORE AD OGNI COSTO.
Tutto quello che auguro di cuore a chi avrà voglia di leggere questo mio scritto, è di poter provare quello che ho provato io, di trovare qualcosa in cui credere e tornare a rifugiarsi nei ricordi quando sentirà la solitudine forte della mancanza degli affetti più cari, la mancanza della propria famiglia.
1 Aprile 2018 – Facebook
Volevo augurare a voi e alle vostre famiglie una buona e serena Pasqua con un aneddoto relativo alle Pasque della mia infanzia: la mia famiglia non ha mai fatto il pranzo pasquale, non so cosa siano agnelli, capretti o cose simili.
Da noi si faceva la merenda pasquale e possibilmente la si faceva in giardino.
Il rito della merenda pasquale iniziava almeno una settimana prima quando mia mamma cominciava a preparare le pinze, il presnitz e la putizza ed il profumo di dolci invadeva pacificamente la casa.
E poi c’era il rito della gelatina, tradizione tramandata da generazione in generazione con dovizia di particolari che non dovevano essere assolutamente dimenticati; si cominciava con la spesa, gli affumicati e non di maiale e di vitello che dovevano avere determinate caratteristiche, le dosi e le quantità e poi la preparazione.
Ricordo che sia per la preparazione delle pinze che per quella della gelatina (le prime che con il loro taglio rievocano la terra squarciata dal terremoto, la seconda la terra che ha tremato quando è morto Cristo), mia mamma si metteva la sveglia di notte per svegliarsi a rimpastare i dolci o a schiumare la gelatina che doveva bollire per infinite ore abitualmente la notte del venerdì santo.
Sabato mattina poi il rito per impiattare la gelatina: dopo aver verificato che il brodo rapprendesse in maniera giusta provandone la densità su un piattino vicino alla finestra, quando la carne era pronta (c’erano diversi tipo piedini, orecchie, nervetti, costa, ecc.) bisognava pulirla molto attentamente affinchè non restassero minuscoli residui di osso e tagliarla in pezzetti tutti uguali ed ogni ciotolina doveva essere uguale all’altra per dosi di carne e brodo.
Filtrarla era un rito nel rito: con un colabrodo ed un tovagliolo a trama spessa affinchè solo il “cuore” del brodo filtrasse.
Mentre mio fratello preparava i piatti dosando brodo e carne, mia mamma andava a prendere in giardino le foglie di alloro che sarebbero andate a guarnire il piatto assieme alle 3 fettine sottili di aglio e alla spolverata di pepe.
Tutti gli “avanzi” del bollito, quelli meno belli, andavano poi a realizzare la terrina delle “scovazze”, la più buona, quella che aveva un mix di tutto, quella dai mille sapori, quella che si teneva per la famiglia e non si poteva offrire agli ospiti in quanto poco bella alla vista, ma sicuramente la più buona.
Poi bisognava preparare il tavolo nella grande stanza d’ingresso, la stanza più fresca della casa con la tovaglia bianca della nonna e tutte le ciotoline allineate.
La grande attenzione era rivolta al fatto che non facesse troppo caldo altrimenti la gelatina non si sarebbe rappresa.
Nel soggiorno invece, sul tavolo, facevano bella mostra le pinze (quella grande del giorno di Pasqua, quelle “una per ogni figlio”, quelle da regalare, e poi la mia pinzetta piccola, quella che avevo fatto io con le mie mani con un piccolo pezzetto di impasto), le titole e le gallinette con le uova sode, i presnitz e le putizze.
Questi erano però i lavori dei “grandi”: l’unica cosa che potevo fare io era colorare le uova (rigorosamente di rosso , di verde, di blu e di viola), attaccarci qualche decalcomania (quelle che si appiccicavano con l’acqua strofinando, chi se le ricorda?)  e poi lucidarle con un pezzetto di “crodiga” (cotenna) di lardo.
A mezzanotte del sabato Santo ricordo mia mamma che, anche se stavo dormendo, veniva a bagnarmi gli occhi perchè Cristo era risorto.
Il giorno di Pasqua ci si svegliava presto per andare a Messa e si aveva sempre qualcosa di nuovo da indossare: un vestito, le scarpe, una maglia… era Pasqua!
Prima di andare a Messa non si poteva bere neanche il caffè perchè bisognava andare prima in chiesa. Si preparava una fettina di pinza, un pezzetto di pane, un pizzico di sale ed un uovo sodo: tutte cose che, messe in un tovagliolo, si portavano a Messa per far benedire a fine celebrazione. Tutte cose che poi si sarebbero condivise in famiglia sul tavolo della merenda pasquale prima di iniziare il pranzo.
Al ritorno dalla Messa, finalmente, si poteva bere il caffè con un pezzetto di pinza e poi, via, ognuno con il proprio incarico a preparare un pezzetto della merenda pasquale.
Mio padre con mio fratello Gianni preparavano il kren (rafano) con il brodo, le mele oppure l’aceto. Altra super tradizione di famiglia: dopo aver pulito la radice bisognava grattugiarla finemente e poi impastarla. Quante lacrime…. altro che la cipolla!
Poi si preparava il tavolo, come detto possibilmente in giardino.
E tutto era pronto per la merenda pasquale.
Ecco il menù… nell’ordine…
  • Prosciutto cotto tagliato a mano rigorosamente grossetto e misto (con quel bordino di grasso che gli schizzinosi usano togliere…) con il kren e la pinza;
  • Formaggi: Emmenthal, Latteria (perchè una volta si chiamava così ed era soltanto uno di stagionature diverse – il nostro era fresco – mentre oggi ce ne sono tanti … Montasio Asiago Malga…. ecc. ecc. ecc.); Gorgonzola;
  • Olive, cetrioli e peperoni sottaceto e cipolline;
  • Insalatina e uova sode;
  • Gelatina;
  • Presnitz e Putizza;
  • Vino dei Colli Romani.
Punto. Questi erano gli “ingredienti” della nostra merenda pasquale.
Dopo la merenda finalmente si potevano aprire le uova di cioccolata che hanno sempre avuto sorprese assurde…
E poi i giochi… uno per tutti quello dell’uovo da colpire con il soldino a tipo un metro di distanza… bon io non ci riuscivo mai…
Ah… dimenticavo… l’aneddoto di cui volevo parlarvi (anche se poi ho deviato nei discorsi e mi sono lasciata prendere un po’ la mano) era il pulcino ubriaco poi diventato il… gallinaceo…
Ogni tanto a casa mia si comprava un pulcino: non so e non voglio sapere se poi questo pulcino finiva in qualche pentola tuttavia per me che ero piccola era molto divertente vederlo crescere.
Ricordo che si andava nell’Agraria di Righi, in piazza Goldoni a prendere le piante e sul retro nel negozio, nel periodo di Pasqua, in uno spazio dedicato sotto delle grandi lampade c’erano decine e decine di pulcini pigolanti.
Ricordo in particolare un anno che mio papà me ne aveva comperato uno.
Il pulcino girava tranquillamente per casa ed io giorno di Pasqua con mio fratello Duilio abbiamo provato a dare dei pezzettini di pinza al pulcino che ovviamente si è “ingossato”… ritengo che ingossare non sia un vocabolo italiano ma puro dialetto triestino… bon… si stava soffocando per farla breve… allora gli abbiamo dato un po’ di vino e il pulcino… andava a zig zag e non stava più sulle zampine… e noi giù a ridere…
Poi il pulcino è cresciuto e con le mie compagne di scuola Sandra e Gabri lo chiamavamo il gallinaceo perchè era proprio brutto brutto… Mi sembra di stare a scrivere un tema delle elementari…
LA MORALE di tutto quanto ho scritto oggi è molto semplice… ci sono momenti in cui è proprio difficile andare avanti, momenti in cui la vita sembra sfuggirti di mano e non sai quale potrà essere il tuo domani. Tu aggrappati ai ricordi e magari fai come ho fatto io. Scrivili. E magari di tanto in tanto rileggili. Ti terranno compagnia e ti riscalderanno il cuore.
La mia Pasqua 2018 è trascorsa tutto sommato serena ed ora anch’essa va a riporsi nel cassetto dei ricordi.

 

 

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A Trieste Ospitalità a Confronto 2018: dal B&B all’Hotel 5 stelle le prime colazioni con i prodotti del territorio

 

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di Eva Trinca

 

Qual è il momento più importante della giornata quando siete in vacanza oppure in viaggio per lavoro? Sicuramente è quello della colazione, quando da soli o in compagnia o magari circondati dal vociare allegro di bambini programmate con cura la vostra giornata.

Per la seconda edizione dell’appuntamento “Ospitalità a Confronto”, abbiamo pensato di portarvi con noi in un sogno fantastico.

LA PRIMA EDIZIONE

La prima potremmo definirla sicuramente un’edizione “sobria”: frutto di una coorganizzazione tra l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Promoturismo FVG e l’Associazione regionale B&B e Case Vacanze del Friuli Venezia Giulia ed in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Udine e su progetto dello studio Emozione d’Autore di Trieste, “Ospitalità a Confronto” nasce appunto quale momento di “confronto” per gli operatori del Friuli Venezia Giulia raffrontati ad altre realtà sia nazionali che internazionali.

Tenutasi nella splendida cornice di Villa Manin di Passariano, ha avuto come partner l’Ente per il Turismo Sloveno, come relatori Sergio Bolzonello vicepresidente della Regione FVG, Aljoša Ota Direttore dell’Ente Sloveno per il Turismo per l’Italia, Andrea Zannini docente del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale Università degli Studi di Udine, Ondina Giacomin Presidente Abbav – Associazione B&B, affittacamere ed appartamenti del Veneto, Stefania Angeli Presidente Associazione B&B di Qualità del Trentino e Antonio Bravo della Direzione centrale attività produttive, turismo e cooperazione – Servizio turismo ed ha visto la presenza di un centinaio tra operatori e studenti del settore turistico.

OSPITALITA’ A CONFRONTO 2018

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L’edizione 2018 di “Ospitalità a Confronto” si terrà a Trieste ed andrà a colpire un momento particolare dell’incontro di un turista con la struttura che lo ospita: LA PRIMA COLAZIONE.
E questo verrà fatto a 360° confrontando l’offerta proposta dai B&B agli hotel 5 stelle, dalle case vacanza alle malghe, dagli agriturismi ai rifugi, dagli affittacamere agli alberghi diffusi ma soprattutto mettendo in evidenza un fattore fondamentale: l’utilizzo nelle prime colazioni dei prodotti tipici del territorio.

 

UN VIAGGIO FANTASTICO

Come anticipato, quest’anno abbiamo pensato di portarvi con noi in un sogno fantastico.

Allora chiudete gli occhi e, immaginando una carta dell’Italia, volgete lo sguardo sul Mare Adriatico.

Ora, lasciandovi trasportare da un po’ di quella fantasia che quando si viaggia non guasta mai, trasformate il Mare Adriatico in una bella pacioccona tazza da caffellatte con il suo bel piatto.

Ovviamente la vostra tazza è appoggiata ad un tavolo allestito per la colazione.

E questo tavolo vi offre ogni ben di Dio (si dice così vero?!?!?) dal dolce al salato alla frutta! Ce n’è veramente per tutti i gusti!

Se c’è una cosa che amo fare quando sono in vacanza mentre faccio colazione è giocherellare con la tazza con cui sto bevendo il caffè.

E mentre la tengo tra le due mani facendo mentalmente il programma della giornata, la giro leggermente di qua e di là.

Movimenti quasi impercettibili… ma ricordiamoci per chi si fosse distratto che la nostra tazza è sempre il nostro Mare Adriatico attorniato da tutti i territori che lo circondano, dalla Puglia alle Marche al Friuli Venezia Giulia alla Slovenia alla Croazia, solo per citarne alcuni.

E allora, se la nostra tazza volge alla Puglia, la nostra finestra sulle colazioni si aprirà sugli agrumeti e sui frutteti, tra spremute di arance e limoni profumatissimi e frutta fresca appena raccolta.

Se diamo un’occhiata alle Marche invece non possiamo non lasciarci tentare dai biscotti con olio extravergine di oliva e cannella mentre in Friuli Venezia Giulia la finestra si apre su marmellate di ogni tipo con un’ospite fissa: la torta Sacher che grazie alle influenze austriache non manca mai.

La nostra bella tazza di caffè non si lascia intimidire nemmeno quando volge lo sguardo alla Slovenia e alla Croazia dove colazioni alquanto caloriche attendono gli ospiti per far vivere loro emozioni indescrivibili.

Per la promozione turistica però, veicolo fondamentale di tutti questi gustosi e golosi incontri, è sicuramente la tipicità del prodotto del territorio che viene proposto ai propri ospiti.

Questo è il viaggio che abbiamo pensato di proporvi quest’anno.

Il nostro viaggio alla ricerca delle “colazioni con i prodotti tipici del territorio dal B&B all’Hotel 5 stelle” quest’anno toccherà la Puglia, le Marche, il Friuli Venezia Giulia, la Slovenia e la Croazia.

Ma non è detto che durante il nostro viaggio qualcuno decida di aggregarsi…

 

PER INFORMAZIONI
Emozione d’Autore di Eva Trinca
evatrinca@live.it – cell. 328 0831957

 

ESTATE 2017 a Trieste: in Piazza dell’Unità arriva la CENA SOTTO LE STELLE

Mercoledì 26 luglio 2017, ore 20.30 –

(in caso di maltempo la cena verrà rinviata al mercoledì successivo)

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L’Associazione Cuochi Trieste in collaborazione con il Comune di Trieste organizza per Mercoledì 26 Luglio 2017 alle ore 20.30 in Piazza dell’Unità d’Italia a Trieste “CENA SOTTO LE STELLE” un evento unico nel suo genere per la città di Trieste per trascorrere una serata veramente indimenticabile ospitata in una location da “urlo”: la piazza più bella d’Europa. Impossibile non esserci!

La serata avrà anche un risvolto benefico: parte del ricavato infatti verrà devoluto all’Ospedale Infantile Burlo Garofolo e alla Fondazione Luchetta.

Il menù  della serata è stato realizzato dai cuochi dell’associazione triestina che nasce nel 2013 e che in questi quattro anni è stata sempre molto attiva sul territorio e prevede: una stratificazione di Melanzana Viola, Alice Barcolana, Jamar del Carso e bianchera aromatizzata al Basilico come antipasto ed una sfoglia all’uovo con farina di grani antichi e canoce di mare come primo piatto. Il secondo piatto consiste in una “Sorpresa del Golfo” con Crumble del Carso e Insalatina croccante alla Triestina su Crema di Indivia. Il tutto ovviamente abbinato ai vini del territorio regionale e più precisamente di Angoris.

Per rendere la serata veramente indimenticabile, è prevista la realizzazione di un dessert da Guinnes: verrà infatti realizzata la Crema Carsolina più lunga del mondo con ben 25 metri di sfoglia e di crema… una vera estasi anche per i meno golosi!

 

Il costo della cena – veramente irrisorio se si considera la location e lo scopo benefico – comprensivo di degustazione vini è di euro 70,00

Per motivi organizzativi, NON sarà possibile accedere alla piazza senza avere effettuato la prenotazione ed il pagamento anticipati.

Per informazioni e prenotazioni potete contattare il numero 338 6076900 oppure inviare una mail a atctrieste@gmail.com oppure rivolgervi al gazebo dell’Associazione Cuochi in Piazza della Borsa.
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Le più belle immagini del bomber della Triestina De Falco in mostra fino a fine estate a Trieste

“T&T un amore grande” la collezione privata delle foto di Franco De Falco, storico bomber della Triestina, tratte dal libro “Totò & Trieste, un amore grande” resterà in mostra per tutta l’estate al Bar Destino di Via Fabio Severo 49 a Trieste, dove si trova anche la sede del Triestina Club a lui dedicato.

Per informazioni: 328 0831957

 

Simone Di Luca si racconta “on air”a Put Your Feet Up su Radio City Trieste

 

Venerdì 17 marzo alle ore 14.30 -su http://www.radiocitytrieste.it

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Put Your Feet Up ospita questa settimana un grande amico: Simone Di Luca che vi regalerà 90 minuti di pura emozione in musica scelta rigorosamente da lui sull’unica web radio del ♥ Radio City Trieste (www.radiocitytrieste.it)

Un ospite speciale per una lunga chiacchierata insieme.
Parleremo di musica e fotografia, grandi eventi e concerti, ma viaggeremo “on air” anche nell’arte e nei luoghi della nostra bella Italia.
Non mancate! vi aspetto per raccontarvi Simone Di Luca, un personaggio molto carismatico e versatile che sarà in studio con me.
Un caleidoscopio di interessi che vi verranno svelati in un pomeriggio dedicato a lui e che faranno da anteprima ad un grandissimo appuntamento della sera: il concerto di Ligabue a Trieste.
Colonna sonora della trasmissione una speciale playlist scelta da lui  e quindi una vera sorpresa sia per me che per voi ascoltatori. Quello che vi garantisco è che sarà musica d’autore!
Ci potrete seguire dal computer di casa vostra in versione rigorosamente “Put Your Feet Up”, dai vostri cellulari e tablet ed anche attraverso il nuovissimo Facebook Player con il quale potete ascoltare la Radio DIRETTAMENTE da Facebook e quindi dalle Pagina Facebook: https://www.facebook.com/RadiocityTS/

Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/1534052966836233/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Suggeriti da noi per San Valentino 2017: Relais Casa Orter

 

Martedì 14 febbraio 2017 –

Oggi vi porto in un posto magico tutto da scoprire…ovviamente a San Valentino e con il vostro “AMMORE”!

Per saperne di più andata sul loro sito dal quale ho tratto queste foto! Ah dimenticavo loro si chiamano “Casa Orter” e potete trovarli a Risano in provincia di Udine.

Coccolati dalla squisita ospitalità di Antonella e Roberto potrete lasciarvi trasportare in un mondo veramente straordinario e fantastico.

Per intanto vi racconto che cosa vi proporranno come menù il 14 febbraio. Innanzitutto la possibilità di un pacchetto speciale con la formula “Resta con noi” che comprende la cena, 4 vini in degustazione e pernottamento a soli €.98.00 a persona.

Oppure per chi non può pernottare, ecco il fantastico menù con 3 calici di vino in degustazione:

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-Piccolo brindisi di benvenuto
-Zuppetta di cannellini con la capasanta,le cozze e le patate prunelle
-Maltagliati fatti in casa con il fagiano ladellato della zio Carlo
-Risotto al “formadi Frant” e Picolit con frichetto alle noci
-Filettino croccante in salsa passita di Refosco
-Parfait di Passion Fruit su intingolo di frutti di bosco

Vini in degustazione inclusi:
1 Calice di prosecco di Valdobbiadene Bortolomiol
1 Calice di Rose’ Brut Colutta
1 Calice di Ribolla gialla La Tunella
1 Calice di Schioppettino Tenute di Angoris

a persona € 43.00

RELAIS CASA ORTER
Via della Stazione 11
33050 Risano – Udine
Tel.+39 0432 564773

http://www.casaorter.itinfo@casaorter.it

 

 

 

Gustiamoci L’anatra all’arancia al Rossetti di Trieste fino a domenica

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(foto di Sabrina Catalan)

Giovedì 1, Venerdì 2 e Sabato 3 dicembre ore 20.30 – Domenica 4 dicembre ore 16.00

Proseguono con successo le repliche de “L’anatra all’arancia” di Williams Douglas Home splendidamente diretta ed interpretata da Luca Barbareschi affiancato da un cast di tutti primi nomi, quali Chiara Noschese, Ernesto Mahieux, Gianluca Gobbi e Margherita Laterza.
«L’anatra all’arancia è una bellissima storia universale di un uomo e di una donna dove il protagonista si inventa un modo per riconquistare la moglie che lo ha tradito e che amava, architettando un piano per dimostrarle che lui è il suo unico amore anche dopo 25 anni» racconta Luca Barbareschi, che ritorna ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dopo il grande successo ottenuto nel 2012 con Il discorso del re.


Uno spettacolo cult del teatro comico, titolo emblematico di quella drammaturgia che suscita comicità con classe e attraverso un uso sapiente e sottile della macchina teatrale.
Barbareschi ha studiato per la pièce una moderna edizione, impreziosita da un eccellente cast che riesce ad animare l’ingranaggio della commedia sostenendo il ritmo e la vorticosa energia della drammaturgia con la precisione di una partitura musicale.
«Questa commedia ha una profondità ed un’intelligenza straordinarie – spiega il regista – ha la stessa potenza di Chi ha paura di Virginia Woolf? ma, a differenza del testo di Albee, ha una struttura narrativa molto divertente, che aiuta a veicolare concetti profondi con la risata. Ho riadattato la scrittura usando due grandi scienze, la psicologia e l’antropologia, studiando atteggiamenti, movimenti e nevrosi che caratterizzano le nostre abitudini».
Gilberto e Lisa sono una coppia sposata da venticinque anni; più che dal logorio della routine, il loro ménage è messo in crisi dalla personalità di lui, egoista, egocentrico, incline al tradimento, vittima del proprio essere un clown che finisce per stancare chi gli sta intorno. Esasperata, Lisa si innamora di Volodia, tutto l’opposto del marito, un russo di animo nobile, un romantico sognatore che ha scelto di trascorrere la sua vita in Lucania. Punto sul vivo, Gilberto studia una strategia di contrattacco e organizza un week-end a quattro, in cui Lisa e il suo amante staranno insieme a lui e alla sua attraente segretaria, Chanel Pizziconi, un misto tra scemenza e genialità. Il tutto sotto gli occhi di un sempre più interdetto cameriere, un cechoviano personaggio che, come una sorta di fantasma, si aggira per la casa e si rivelerà il deus ex machina della storia.
L’imprevedibile piano di Gilberto, che al principio sembra sgangherato, è ricco di imprevisti e colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo istante. Una vicenda leggera e piacevole che conquista lo spettatore con la simpatia dei personaggi, le soluzioni effervescenti e mai banali, i dialoghi gustosi e irresistibili ma mai privi di eleganza, e, naturalmente, l’interpretazione degli attori che in simili gioielli della concezione comica, trovano un banco di prova per nulla scontato.
«Ciò che muove il meccanismo di questa storia è l’incomprensione, l’egoismo, non la gelosia. Parliamo di una macchina perfetta, di dialoghi d’autore, in cui si scandagliano l’animo umano e le complesse dinamiche di coppia – prosegue Barbareschi. E aggiunge «l’happy ending arriva benefico dopo due ore di spettacolo durante le quali la psicologia maschile e quella femminile permettono al pubblico di identificarsi con i protagonisti. Una volta riconosciuti i propri errori e quelli del partner, Gilberto e Lisa affermano ‘noi due non sarà mai perfetto lo sai, ma sarà noi due’».
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La commedia, scritta nei primi anni Settanta, è opera dello scozzese Williams Douglas Home, poi adattata dal celebre autore teatrale francese Marc Gilbert Sauvajon. Del 1973 è un’edizione rimasta storica, diretta e interpretata da Alberto Lionello al cui fianco recitava Valeria Valeri. Celebre è anche la versione cinematografica che vantava l’interpretazione di Ugo Tognazzi e Monica Vitti, nei panni della coppia protagonista con la regia di Luciano Salce.
«Non ho voluto rifarmi ai vecchi modelli ma sicuramente mi ritrovo negli straordinari artisti che prima di me hanno affrontato questi ruoli, per tempi comici e per il sottile cinismo» dichiara ancora il regista. «Sono felice di mantenere la tradizione riprendendo un modello che è diventato un cult. Del resto la comicità è una medicina meravigliosa per elaborare il “dolore”».
In scena applaudiremo Luca Barbareschi nel ruolo di Gilberto Ferrari, Chiara Noschese nei panni di Lisa Ferrari. Ernesto Mahieux sarà Ernesto Russo, Gianluca Gobbi interpreterà Volodia Smirnov e Margherita Laterza sarà infine Chanel Pizziconi.
L’anatra all’arancia tratto dal testo The Secretary Bird di William Douglas Home andrà in scena nella versione francese di Marc Gilbert Sauvajon e nella traduzione di Luca Barbareschi che firma anche la regia.
Le scene sono di Tommaso Ferraresi, i costumi di Silvia Bisconti e le luci di Iuraj Saleri. Ha lavorato come Dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti.
Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Eliseo e dalla Fondazione Teatro della Toscana.
Per i posti ancora disponibili ci si può rivolgere presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, i consueti circuiti o accedere attraverso il sito http://www.ilrossetti.it alla vendita on line.

Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.